Una fredda mattina d’inverno, il termometro segna temperature che mettono alla prova la resistenza di edifici e persone. Eppure, in alcune nazioni, anche in contesti climatici rigidi, le case rimangono calde senza pesare in modo insostenibile sulle bollette o sull’ambiente. Non è una questione di fortuna, ma di una strategia ben orchestrata, frutto di una visione a lungo termine e di investimenti mirati. Quello che a molti può apparire un risultato quasi impossibile, è la realtà tangibile di un paese che ha saputo ripensare il concetto stesso di riscaldamento domestico, ponendo le basi per un futuro energeticamente più pulito e cosciente. È un modello che merita osservazione, un esempio di pragmatismo ingegneristico applicato alla vita di tutti i giorni.
L’evoluzione degli impianti e il declino del fossile
Fino a pochi decenni fa, il paesaggio termico delle abitazioni era caratterizzato da un’unica risorsa: i combustibili fossili. Pensiamo all’olio combustibile, che ancora nel 1990 rappresentava la fonte primaria per il riscaldamento in oltre il 60% delle case in Svizzera. I tecnici del settore raccontano che quell’epoca sia stata caratterizzata da una dipendenza quasi totale da queste fonti, con impianti che, seppur funzionali, nascondevano i costi ambientali e a lungo termine che oggi sono sotto gli occhi di tutti. La rotta, però, ha iniziato a cambiare. Il panorama attuale mostra una riduzione significativa nell’uso dell’olio combustibile, sceso a meno del 40%; parallelamente, si è notato un aumento considerevole nell’adozione di alternative. Questo passaggio non è avvenuto per caso o per una semplice moda, è il risultato di precise direttive e di una crescente consapevolezza riguardo alla sostenibilità energetica.

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Un aspetto che sfugge a chi vive in città, forse troppo abituato agli impianti tradizionali, è la velocità con cui le nuove tecnologie hanno preso piede. Le pompe di calore, ad esempio, hanno visto la loro diffusione passare da un modesto 2% a quasi il 18% nello stesso periodo. La differenza è chiara: non si tratta più solo di un’opzione per pochi, ma di una soluzione che sta diventando quasi la norma per le nuove costruzioni. Si tratti di sistemi acqua-glicolata/acqua o aria/acqua, queste tecnologie offrono efficienza e, cosa altrettanto importante, una riduzione nell’impronta carbonica degli edifici. Molti temevano la rumorosità o l’incompatibilità con i vecchi radiatori, ma i modelli attuali, il Belaria pro, sono stati ottimizzati per operare con livelli sonori ridotti e possono addirittura raggiungere temperature di mandata di 70 gradi, rendendoli compatibili con la maggior parte degli impianti esistenti.
Le direttive europee e l’Italia: ridurre i consumi
Il cammino verso un futuro energetico più efficiente non è solo una scelta volontaria di singoli paesi, ma anche l’eco di impegni presi a livello sovranazionale. La Direttiva sull’Efficienza Energetica (EED 3) introduce obiettivi vincolanti per la riduzione dei consumi entro il 2030, una scadenza che si avvicina. In questo contesto, l’Italia si confronta con una serie di sfide e opportunità. Il paese, analogamente a molte altre nazioni europee, ha l’esigenza di aggiornare il proprio parco immobiliare, che spesso presenta inefficienze significative. Basti pensare che molte abitazioni italiane risalgono a periodi in cui le normative sull’isolamento termico e l’efficienza energetica erano quasi inesistenti. Per questo, l’azione non può concentrarsi solo sulle nuove costruzioni, ma deve necessariamente rivolgersi all’esistente.
Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno è il salasso delle bollette energetiche, strettamente legato alla dispersione termica delle case. La riqualificazione energetica degli edifici non è quindi solo un obbligo normativo, ma una necessità economica per milioni di famiglie. La temperatura media all’interno delle case, unita ai costi per mantenerla, è un indicatore diretto di quanto sia vitale intervenire. Politiche quali gli incentivi per l’efficienza energetica, i bonus energia o i finanziamenti per la riqualificazione, sono strumenti che mirano a facilitare questa transizione. L’obiettivo è chiaro: diminuire il consumo energetico finale, riducendo la dipendenza dalle fonti fossili e contribuendo alla lotta contro i cambiamenti climatici. Questo percorso richiede non solo investimenti economici, ma anche un cambiamento culturale, un’attenzione maggiore alla sostenibilità nella vita quotidiana.
Tre principi per l’efficienza termica
Il successo di un modello di riscaldamento efficiente si fonda su principi chiari e interconnessi, e l’esperienza di chi ha già intrapreso questa strada lo mostra con evidenza. In primo luogo, la pianificazione strategica a lungo termine. Non si tratta di interventi isolati, ma di una visione che guarda al 2050 e oltre, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica. Ciò implica investimenti continui nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie sempre più performanti e meno impattanti. La strategia di transizione climatica, ad esempio quella sviluppata per il Mantovano con il sostegno di Fondazione Cariplo, rappresenta un esempio concreto di un modo in cui la collaborazione tra enti e l’adozione di un piano definito possano guidare il cambiamento. Un aspetto che molti sottovalutano è proprio la necessità di avere una roadmap chiara per evitare soluzioni temporanee e poco efficaci.
In secondo luogo, la diversificazione delle fonti energetiche. Affidarsi a un’unica tecnologia o risorsa significa esporsi a rischi e fluttuazioni. L’abbandono progressivo dei combustibili fossili, a favore di opzioni quali le pompe di calore, il teleriscaldamento alimentato da fonti rinnovabili o l’energia solare termica, rappresenta un pilastro fondamentale. Le città che hanno saputo integrare questi sistemi, spesso con l’ausilio di reti di teleriscaldamento efficienti, dimostrano una maggiore resilienza energetica. Infine, il terzo principio è l’enfasi sull’efficienza strutturale degli edifici. Un impianto di riscaldamento all’avanguardia non potrà mai esprimere il suo pieno potenziale in una casa con un isolamento precario. Investire in cappotti termici, infissi di qualità e una progettazione edilizia che riduca al minimo le dispersioni di calore è tanto cruciale quanto la scelta dell’impianto stesso. Questo approccio integrato è una tendenza che molti italiani stanno già osservando, guidati dalla necessità e dalla convenienza.