Un oggetto promette di ridurre del 30% i consumi elettrici. Una dichiarazione che solleva interrogativi. Chi vive in città, e non solo, si trova sempre più spesso a fare i conti con bollette energetiche in crescita, un fattore che alimenta la ricerca di soluzioni veloci e apparentemente efficaci per alleggerire i costi. In questo scenario si inseriscono sedicenti “Energy Saver”, dispositivi che, plug-and-play, verrebbero inseriti in una comune presa di corrente per operare la magia. La narrazione è spesso la stessa: l’elettricità che giunge nelle nostre abitazioni è “sporca”, caratterizzata da picchi di tensione che rendono gli elettrodomestici meno efficienti. Questi apparecchi interverrebbero per “pulire” la corrente, ottimizzando il flusso e portando, di conseguenza, a un decremento significativo dei consumi. Un’affermazione che, se fondata, modificherebbe il panorama del mercato energetico domestico. Tuttavia, la realtà dei fatti, supportata da anni di indagini e analisi tecniche, dipinge un quadro differente, un aspetto che molti sottovalutano nella foga di trovare soluzioni immediate.
La realtà dietro le promesse
La genesi degli “Energy Saver” risale a oltre un decennio fa, quando un prodotto, l’Energy Saver Pro, prometteva riduzioni fino al 75% dei consumi. Successivamente, altri dispositivi con nomenclature differenti ma identiche funzioni presero piede, mantenendo la medesima promessa di un risparmio energetico sostanzioso. Alcuni rivenditori, nei loro canali di promozione online, parlano di presunti sfasamenti o particelle di carbonio che ostacolerebbero il flusso elettrico, tirando persino in ballo personalità quali Nikola Tesla per dare credibilità alle loro affermazioni. Affermazioni suggestive, certo, ma che si scontrano con i principi basilari della fisica e dell’ingegneria elettrica. La corrente alternata che arriva nelle nostre case è già stabilizzata e controllata dalle reti di distribuzione; eventuali fluttuazioni significative sarebbero gestite a monte o provocherebbero malfunzionamenti ben più gravi nei nostri apparecchi domestici.

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Le asserzioni di questi dispositivi si basano spesso su un malinteso concetto di “pulizia dell’elettricità”. Sostengono di eliminare il cosiddetto “sporco elettrico”, ma la verità è che i contatori di energia domestici misurano l’energia attiva, vale a dire quella effettivamente utilizzata dagli elettrodomestici per svolgere il loro lavoro. La componente reattiva, che talvolta viene associata a questa “sporcizia” e che potrebbe essere minimizzata da dispositivi specifici in contesti industriali, ha un influsso quasi nullo sui consumi domestici e non viene registrata dai contatori standard. Le prove tecniche effettuate da associazioni di consumatori hanno dimostrato che questi apparecchi non apportano alcun beneficio significativo sulla bolletta. Addirittura, in alcuni casi, potrebbero essi stessi assorbire una quantità minima di energia per il loro funzionamento, rendendo l’acquisto, nella migliore delle ipotesi, inutile, e nella peggiore, un ulteriore spesa. Questo è un fenomeno che in molti notano solo d’inverno, laddove i consumi tendono a salire.
Le conseguenze e l’intervento delle autorità
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha già preso provvedimenti in passato contro la promozione ingannevole di questi prodotti. Un esempio concreto è stata la sanzione di 30.000 euro imposta ad aziende che commercializzavano dispositivi simili. Queste azioni non sono isolate e segnalano una vigilanza costante sull’offerta di soluzioni che promettono risparmi energetici non verificabili. Molti dei prodotti attualmente presenti sul mercato, nonostante un aspetto rinnovato o nomi diversi, replicano il medesimo principio di funzionamento, o non funzionamento, dei loro predecessori. Si tratta di dispositivi “plug & play” che, infilati in una presa, dovrebbero, secondo i rivenditori, fare la differenza. Tuttavia, si confermano inefficaci e, in alcuni casi, potrebbero addirittura presentare rischi se non conformi alle normative di sicurezza, un aspetto che sfugge a chi vive in città e cerca soluzioni rapide.
Il persistere di tali offerte sul mercato, anche su piattaforme di e-commerce diffuse, rappresenta un monito per i consumatori. L’illusione di un risparmio energetico facile e immediato può portare a spese inutili, sottraendo risorse che potrebbero essere investite in interventi più efficaci per l’efficienza energetica della propria abitazione, quali l’isolamento termico, la sostituzione di vecchi elettrodomestici con modelli più efficienti o l’installazione di sistemi di riscaldamento moderni. Questi sono investimenti che mostrano risultati concreti nel tempo. La cautela e la verifica delle informazioni provenienti da fonti affidabili sono strumenti essenziali per districarsi in un mercato in cui le promesse di facili guadagni o risparmi energetici continuano a fiorire. Una tendenza che molti italiani stanno già osservando, affrontando l’aumento dei costi delle utenze domestiche.